Il Federalismo Fiscale
In teoria esso da la possibilità alle Regioni, alle Province e ai Comuni di imporre tasse per finanziare le proprie spese, quindi a livello locale si decidono sia le entrate sia le uscite. Una grossa differenza rispetto ad oggi in cui le entrate vengono decise a livello centrale, mentre le risorse per le spese vengono richieste a livello periferico.
In pratica, le tasse che ora paghiamo all’erario statale verrebbero pagate alle regioni di residenza. Perciò, per fare un esempio: le tasse degli abruzzesi verrebbero usate dagli abruzzesi, quelle dei siciliani dai siciliani, quelle generate dai piemontesi dai piemontesi.
Un abbozzo di Federalismo Fiscale in Italia in realtà già esiste in quanto le Regioni incassano l'addizionale regionale dell'Irpef e l'Irap (imposta regionale sulle attività produttive),le Province incassano l' Ipt (imposta provinciale sui trasporti), i Comuni incassano l'Ici, (l'imposta comunale sugli immobili). Inoltre il fisco federale è attuato nella regione autonoma dell’Alto Adige, in cui vige un’ampia autonomia finanziaria e legislativa, e nelle province speciali che trattengono il 90% delle entrate tributarie . La Sicilia ha già una autonomia finanziaria, ma mal gestita, infatti è in debito con lo Stato italiano.
Il Federalismo stabilisce che le Regioni dovranno mantenere il 90% delle entrate, risorse che per alcune regioni, come per la Lombardia (22 miliardi di euro), per il Veneto (10 miliardi), per l’ Emilia Romagna (9,3 miliardi), per il Piemonte (8,2 miliardi), per la Campania (5,8 miliardi) e per la Puglia (4,6 miliardi), sono sufficienti per coprire le spese. Per altre Regioni, come Basilicata e Calabria e Molise che prima percepivano aiuti dallo Stato, si potrebbe prospettare un futuro difficoltoso poiché non hanno abbastanza entrate.
A questo punto a molti sorge spontaneo il dubbio se le regioni meridionali verrebbero penalizzate rispetto alle regioni settentrionali, insomma c’è da chiedersi se il solco già profondo tra Nord e Sud (dove la Cassa del Mezzogiorno ha fatto ben poco) sarà rinforzato. La Costituzione Italiana prevede negli articoli 117 e 119 che sia garantita uniformità di trattamento per tutti i cittadini del territorio nazionale, perciò appare ingiusto se la disparità aumentasse. D’altro canto appare comunque ingiusto che ora un contribuente lombardo paga 3.292 euro in più di quello che riceve in servizi, mentre un contribuente calabrese paga 3.473 euro meno di ciò che li viene offerto. Insomma, dato che si dice che la verità sta sempre nel mezzo, sarebbe opportuno che anche la giustizia fiscale stia nel mezzo, agevolando chi da tanto ma riceve poco, ma non penalizzando chi da poco e riceve di più. Naturalmente chi da poco non è perché vuole dare poco; ad esempio al Sud ci sono problematiche come il lavoro “nero” che non agevola l’erario, ma chi è in questa situazione lavorativa non lo fa per puro piacere, sa benissimo che il suo futuro sarà troppo incerto, ma non può far altro, è costretto. Può sembrare contraddittorio, ma quei lavoratori lavorano onestamente, perché non rubano, perché si guadagnano con il sudore la vita. Magari non tutti, ma la maggior parte si. Digressione necessaria, ma chiusa.
Molto probabilmente si ritornerà a pagare l’Ici, tassa ossigeno per i Comuni, ma che Silvio Berlusconi ha utilizzato la sua abolizione come accalappia voti allo scorso turno elettorale. Inoltre il federalismo non agevolerà le imprese italiane in quanto quelle che hanno sede legale in una regione e la produzione in un'altra dovranno pagare i tributi a entrambi le regioni. Non è sicuramente una buona soluzione in un momento in cui si dovrebbero incentivare gli imprenditori italiani.
Ora dopo aver analizzato eventuali aspetti negativi, cerchiamo di capire i probabili vantaggi del sistema federale rispetto a quello centralizzato. Innanzitutto c’è da dire che il testo approvato dal governo prevede perequazioni che serviranno a ridurre le differenze territoriali, quindi dovrebbe essere superato il dubbio esposto prima sull’eventuale penalizzazione delle regioni meridionali. Nessuno è ora responsabile a livello locale di come vengono effettuate le spese, mentre con il Federalismo si avrà un maggiore controllo delle spese evitando gli sprechi come accade oggi, perciò le entrate saranno adeguate al livello delle spese, quindi spese efficienti. Il Nord, da sempre traino del nostro Paese, non può permettersi più di ridistribuire le proprie risorse per il Mezzogiorno poiché ha forte bisogno di infrastrutture. Da parte sua il Sud può trarre benefici anche per il semplice fatto di essere artefice del proprio futuro e non dipendere più dallo Stato centrale, un’occasione per responsabilizzare tutti: politici, imprenditori e cittadini. E’ un’occasione per tutte le regioni di potenziare e sviluppare il proprio territori, traendo il massimo ma sprecando poco.
Alcuni stati europei già posseggono il Federalismo, tra cui: Germania, Svizzzera, Austria, Spagna(comunità autonome) e il Portogallo. In particolare la Spagna attua un sistema federale da venticinque anni e, soprattutto negli ultimi dieci anni, vanta ogni anno una crescita economica tra il 3 e il 5%; quest’anno gli iberici, che avranno il loro anno peggiore, potranno contare sulla crescita del 2%. Percentuale che di questi tempi non è assolutamente bassa.
A mio modo di vedere può essere la volta buona per una svolta importante, non so se è la strada giusta, ma sicuramente restare fermi non ci aiuterà. Rischiare il cambiamento a volte è d’obbligo e data la situazione italiana è necessario. Probabilmente il passo successivo al Federalismo Fiscale sarà quello politico, ma spero fortemente che un cittadino italiano possa ancora sentirsi parte di quell’unità voluta dal 1861.












