Google

sabato 26 maggio 2007

Processo alla Tappa

Un programma d’altri tempi,quando si correva per rabbia o per amore

Il Giro d’ Italia del 1963 apportò una grossa novità per la televisione e per il ciclismo. Fu in quell’anno che il giornalista Sergio Zavoli inventò e condusse il Processo alla Tappa, trasmissione che non raccontava solo chi aveva vinto la tappa, ma tutto ciò che c’era stato durante la corsa; non raccontava solo dei campioni, ma anche dei gregari e delle loro fatiche,delle loro vittorie non celebrate; quindi raccontava del ciclista e dell’uomo; avvicinava l’atleta per la prima volta al pubblico; Zavoli chiedeva, domandava subito dopo l'arrivo, ottenendo spesso dai corridori una risposta carica di fatica.
Il tutto era accompagnato da alta tecnica giornalistica e sportiva.
A volte Zavoli seguiva in motocicletta i corridori e faceva loro interviste durante la corsa:" Come va? - Sono in crisi.- Ha mangiato? – Poco. – Ha fame? – Sì – Perché non mangia allora? – Non riesco a mandare giù niente …ho un po’ di "emozione". – E’ il suo primo Giro? – Sì. - Che mestiere faceva prima? – Il muratore. – Pensa di guadagnarsi da vivere con il ciclismo? – Spero. Intanto cerco di finire questo Giro, poi si vedrà. – Cosa pensa un corridore quando è in fuga? – Sempre di pedalare. – Ha paura? – Sì. – Di che cosa ha paura? – Di voltarmi indietro: quando ci si volta indietro non si pedala più. "
La Tv in questo caso si è voltata indietro per riproporre negli ultimi anni il Processo alla tappa .