Storia dell’ora legale
Necessità di risparmio
Già nel Settecento Benjamin Franklin propose senza successo l’idea di un risparmio energetico spostando in avanti le ore per far coincidere meglio la luce solare alle ore del giorno. La sua idea trovò riscontro solo nel 1916 a Londra, dove, nel periodo estivo, si decise di spostare l’orologio un’ora avanti. Presto altre nazioni seguirono l'esempio.
Anche in Italia l’ora legale fu introdotta per la prima volta nel 1916, però solo fino al 1920. Qualcuno più attento potrà subito notare che questi erano gli anni della Grande Guerra. Infatti il conflitto fu il motivo per cui fece optare per lo spostamento in avanti di un’ora delle lancette, operazione che avrebbe fatto risparmiare energia elettrica per poterla utilizzare nella produzione bellica. Dopo il 1920 l’ora legale fu dimenticata, ma bisogna attendere il più grande disastro europeo del Novecento per ripristinarla. Si allude, ma è già chiaro, alla Seconda Guerra Mondiale, quindi ancora una volta per necessità belliche. Rimase ininterrottamente dal 1940 al 1942 anche se fu replicata dal 1944 fino al 1948 solo nella Repubblica Sociale Italiana.
Dal 1966 è applicata ogni sette mesi, ma nel corso degli anni sono state modificati i tempi di inizio e fine. Ora, per una legge del Parlamento Europeo del 1996, è stabilito che l’inizio e fine coincidano con l’ultima domenica di marzo e l’ultima domenica di settembre esattamente alle ore 1.00 del mattino.
domenica 30 marzo 2008
venerdì 28 marzo 2008
Lo spettacolo nella politica e
la politica come spettacolo
La Rai, in occasione delle elezioni amministrative del 1960, portò, per la prima volta, la politica in televisione trasmettendo Tribuna Elettorale.
La trasmissione ebbe successo e l’anno dopo fu riproposto con il nome di Tribuna Politica. Il programma era una rubrica del telegiornale ma sarebbe presto diventato autonomo e guidato da Jader Jacobelli (foto), giornalista morto nel 2005 e ritenuto il padre del programma in questione.
Il vero protagonista era il cronometro, infatti il moderatore cronometrava il tempo delle risposte per dare le stesse opportunità alle varie fazioni politiche. Non c’era possibilità di replica, ogni politico doveva rispondere esclusivamente alle domande del giornalista-moderatore.
Era la prima volta che politica e spettacolo televisivo si incrociavano: la politica come spettacolo ma anche lo spettacolo nella politica, difatti gli oratori venivano spesso truccati. Ma questi, più delle volte, non erano inclini alle telecamere, un po’ impacciati, a volte emozionati.
Tuttavia negli anni Settanta si sono avuti personaggi politici che hanno saputo fare di Tribuna Politica un’occasione per allargare i propri consensi e, nello stesso tempo rendere più interessante quell’ ora di trasmissione grazie alle loro risposte dirette e talvolta condite di umorismo, tra questi si possono annoverare: Andreotti, Berlinguer, Fanfani, Almirante, Pannella.
Ora la politica in televisione è cambiata, il politico è invitato in talk show e la figura del giornalista-moderatore è sostituita dal giornalista-conduttore. Conseguenza di ciò, o forse è solo colpa dei politici, se il dibattito è spesso un’ opportunità per discreditare il rivale.
Pubblicato da
Carmelo Molfetta
a
09.15
Etichette: Televisione
domenica 16 marzo 2008
In ricordo di Aldo Moro
Trent' anni dal sequestro
Il democristiano Aldo Moro, nel 1963, fu fautore dello spostamento a sinistra della politica italiana, includendo nell’area di governo, per la prima volta, ministri socialisti.
Iniziarono gli anni del centrosinistra, caratterizzati dalla scelta di avere un governo stabile a discapito delle riforme. A frenare le spinte riformatrici fu la paura di colpi di stato, come il Piano Solo, studiato da settori deviati dei Carabinieri.
L’ inizio della tragedia di Moro fu la volontà di creare, nel 1978, un governo formato dal Partito Comunista di Berlinguer, dal partito Socialista di Craxi e naturalmente dalla Democrazia Cristiana. Questo governo, guidato da Giulio Andreotti, fu però fermato, proprio nel giorno della sua proclamazione, dal sequestro di Moro ad opera delle Brigate Rosse, avvenuto il 16 marzo 1978. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, è stato trovato morto nel cofano di un’auto.
Ancora oggi i se e i ma sono tanti. Si fece il possibile per salvarlo? Forse no, si fece poco per cercare di trattare la sua liberazione poiché il governo non voleva scendere a compromessi con i terroristi. Forse, chi fece di più per riportarlo a casa fu il rivale politico Amintore Fanfani.
Ricorrono 30 anni da quell' oscura pagina di storia italiana, ma il ricordo di Moro e di tutte le vittime del terrorismo viene celebrato il 9 maggio, grazie ad una legge approvata dal parlamento nel 2007.






