Il Festival di Sanremo secondo me
Secondo me, intorno al Festival si creano troppe aspettative di alti ascolti poiché si ritiene che la kermesse sia adatta a un pubblico generalista. Ci si lamenta che la formula è ormai vecchia e si incita a un cambiamento radicale, ma questo non risolleverà mai gli ascolti. Qualsiasi cambiamento escluderà sempre una fetta di pubblico, un target sarà sempre tagliato fuori.
Secondo me, il Festival di Sanremo è un programma troppo ibrido, ormai è un varietà in cui sono inserite le canzoni. Esse non sono più le protagoniste principali. E se si proverebbe a dedicare più spazio alle canzoni e agli artisti? C’è da dire che i picchi di ascolto sono stati registrati durante le gag di Chiambretti, forse e proprio la musica che non piace?
Si, secondo me la musica italiana piace sempre meno. Questo è un problema esterno al festival, ma sicuramente lo condiziona. I giovani non ascoltano musica italiana, perché troppo influenzati da quella estera e soprattutto anglofona. Conseguenza riconducibile anche alla bassa percentuale di musica italiana trasmessa dalle radio, solo il 25%. Paesi come la Francia obbligano alle radio di trasmettere musica di produzione nazionale per il 50% . Sarebbe il caso, per tanti aspetti , che l’Italia adotterebbe un provvedimento analogo. Quindi come si può pretendere che il pubblico guardi il Festival per ascoltare musica italiana se nei restanti 360 giorni ascolta musica straniera?
Secondo me Baudo ha ragione nel dichiarare : “Se avessi litigato con Chiambretti l’auditel sarebbe volato, ora ci scateniamo, picchiamoci, così il pubblico lo fottiamo. E’ il conflitto fra la tv di qualità e l’Italia di merda. “ Qualsiasi cosa che può essere inquadrata in un’ottica scandalistica è un’esca per gli italiani. Tale esca servirà ad attirare un maggior numero di telespettatori per essere venduto come merce dalle aziende televisive alle concessionarie pubblicitarie. Quindi non lamentiamoci se imbocchiamo il boccone ma allo stesso tempo si chiede una televisione di qualità più elevata.
Un voto al festival secondo me? Come a scuola, il ragazzo si impegna ma può dare di più.
venerdì 29 febbraio 2008
lunedì 25 febbraio 2008
Dante Ferretti ha conquistato il secondo oscar
Otto volte ha accarezzato quel sogno, si, perché otto sono state le sue nomination, ma per due volte ha accarezzato la statuetta. A Los Angeles, città americana dal nome spagnolo, Dante Ferretti conquista il suo secondo oscar per le scenografie del film “Sweeney Todd” di Tim Burton. Il primo oscar gli era stato consegnato come riconoscimento alla scenografia di “The Aviator” di Martin Scorsese.Il mestiere dello scenografo non si impara solo con lo studio, ma soprattutto con l’applicazione e l’esperienza. Ferretti la sua esperienza ha iniziato a costruirla già nel 1964 lavorando come assistente per Pasolini in “Il vangelo secondo Matteo” . Con lo stesso regista inizierà la carriera da scenografo e proseguirà collaborando con Fellini. Negli anni 80 Jean-Jacques Annaud lo ha fatto conoscere a un pubblico internazionale e a Martin Scorsese deve la sua popolarità a Hollywood.
Ma cosa è la scenografia e cosa fa lo scenografo?
In breve possiamo dire che la scenografia è un progetto in uno spazio che necessita di conoscenza, di fantasia, di creatività, d’invenzione. Con l’aiuto di queste caratteristiche quello che lo scenografo deve fare è la costruzione o ricostruzione di ambienti, necessari per la finzione di azioni.
Le altre nomination all'Oscar di Dante Ferretti
martedì 19 febbraio 2008
Quarto Potere
La gente pensa quello che io voglio che pensi !Dopo il potere Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, ci sarebbe il Quarto Potere. Nello specifico italiano, dal 1 gennaio del 1948 il potere legislativo spetta al Parlamento, quello esecutivo al governo, quello giudiziario a giudici eletti per concorso, mentre il quarto potere, non formalizzato dalla Costituzione, sarebbe esercitato dai giornalisti da quando , nel 1963, una legge ha stabilito che : “è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre con i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
La loro penna e la loro voce hanno il potere di influenzare. Non è un caso che nei regimi totalitari come quelli di Stalin, Hitler e Mussolini sia stato imposto il divieto di espressione. Inoltre,il dittatore italiano, poiché aveva capito l’importanza di controllare la stampa, creò per la prima volta, nel 1925, l’ Albo dei giornalisti. Un albo naturalmente subordinato al governo e privo di libera espressione. Non solo era controllata la mano di chi scriveva, ma anche i mezzi di comunicazione come radio e cinegiornali erano diventati, nell’era mussoliniana, simbolo del regime fascista, usati solo per accrescere il consenso popolare.
Ora il vero potere del giornalismo non è di influenzare, ma di denunciare attraverso un mezzo chiamato inchiesta, per iniziativa di un giornale o di un singolo giornalista. E’ un’attività sicuramente molto dispendiosa in termini di fatica e denaro, ma necessaria per porre all’attenzione pubblica un crimine o un’ingiustizia, in generale ciò che suscita indignazione. L’inchiesta può essere descrittiva di un qualcosa che l’attualità propone, ma può anche essere originale, portando alla luce del sole ciò che non si conosce, intraprendendo in questo caso specifico un’azione investigativa. Il giornalismo investigativo in Italia quasi non esiste, sono pochi quelli che lo fanno sulla carta stampata e qualcuno cerca di farlo in programmi televisivi come Report di Milena Gabanelli, in onda sulle reti Rai dal 1994. Anche trasmissioni come Le Iene di Davide Parenti e Striscia la Notizia di Antonio Ricci, a modo loro, possono essere inserite nel filone del giornalismo di inchiesta.
In America e Gran Bretagna il giornalismo investigativo ha radici più profonde e ha raggiunto quel ruolo da quarto potere che gli permette di controllare gli altri tre (legislativo, esecutivo, giudiziario) . Famosa in tutto il mondo è l’inchiesta nata in America e conosciuta con il nome di “Scandalo Watergate”, scandalo politico scoppiato nel 1972 e che causò le dimissioni del presidente Nixon.
Il Quarto potere, dove esiste una vera e solida democrazia, deve controllare, deve vigilare, deve denunciare, deve sempre essere dalla parte del popolo.
Proprio sul tema del quarto potere è stato prodotto in America nel 1941 un film dal titolo, appunto, Quarto Potere ( in lingua originale Citizen Kane), considerato uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. Celebre è la frase del protagonista Kane, magnate e padrone assoluto della carta stampata : “la gente pensa quello che io voglio che pensi”.
A questa frase è necessario rispondere con la già citata legge italiana : “è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre con i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Pubblicato da
Carmelo Molfetta
a
12.31
Etichette: Cinema, Società, Televisione






