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venerdì 25 gennaio 2008


Word of Mouth Advertising
Londra
Mr. Water: Salve tassista, dovrei arrivare in aeroporto
Tassista : Salga in auto e saremo lì in un batter d’occhio
Mr. Water: Vada pure piano che non ho fretta!
Tassista: Bella giornata oggi, vero?
Mr. Water: Si ha ragione
Tassista: Io mangio una caramella GALGER. Sai, sono buone, hanno un gusto delicato e inconfondibile, donano freschezza al tuo alito e appagamento alle tue papille gustative . Non saprei restare senza! Tenga assaggia una GALGER !


Ora spiego tutto. Mi sono inventato una possibile situazione in cui sarà possibile incappare se decidiamo di fare una capatina a Londra e salire a bordo di un tassì.
Poiché i tassì londinesi sono caratteristici e non si può apportare nessun tipo di modifica, la Taxi Promotions, che si occupa ti inserire pubblicità sulle auto di piazza, per ovviare al problema ha ingegnato un nuovo modo di fare pubblicità, la Word of Mouth Advertising (abbreviato Womad) ,ovvero, nell’idioma italiano, “pubblicità passaparola “ .
Insomma, la proverbiale eloquenza dei tassisti al servizio del marketing.

mercoledì 16 gennaio 2008

A proposito di Product Placement


In "Allenatore nel pallone 2”, film proiettato nelle sale cinematografiche dal 10 gennaio, c'è un caso di product placement che, secondo me, andrebbe analizzato.
Sono tanti i marchi presenti nella pellicola, peraltro, come stabilisce la legge, sono tutti correttamente citati nei titoli di coda, tra cui i notebook Toshiba, Alice, Yonk 46, Diadora, Sky, però, il tè Estathè mi ha colpito di più. Nel film in questione sono due i momenti , non so se unici, di grande visibilità della rinfrescante bevanda. Il secondo è presente verso la fine del film quando Ronzino, nipotino dell’esilarante Oronzo Canà, appare abbeverarsi con il tè. Non c’era necessità scenica di far bere il giovane protagonista, ma in fondo il prodotto è ben integrato nella scena. Però, è un altro momento in cui l’ attore esordiente Estathè mostra tutta la sua bravura sul grande schermo. Infatti a colpirmi di più è una sequenza avvenuta poco dopo l’ inizio del film, in cui Ronzino spiega al nonno di aver ridato vita, grazie ad un gioco di calcio del computer, alla Longobarda e al cannoniere Aristotele. Nella breve spiegazione ha modo di aggiungere che si può scegliere qualsiasi colore di maglia, indicando con la cannuccia le diverse tonalità di giallo presente sul contenitore di plastica del tè e, mostrando in primo piano il marchio. In questo caso, sembra che la scena sia stata ideata per dare solo maggiore visibilità al prodotto e non dà per niente l’impressione di essere integrato nella trama del film. Anzi, è un primo piano che dura pochi secondi, ma è come se, nonostante la pellicola andasse avanti, ci fosse stata una pausa, come se fossimo stati distolti dal film per osservare il brand. Insomma, un vero break pubblicitario.

Product Placement
Il Carosello al cinema


Grazie alle legge Giuliano Urbani del 2004, il cinema italiano può usufruire di introiti provenienti dall’inserimento di prodotti e marchi riconoscibili all’interno dei film. In altre parole è una fonte alternativa di finanziamento, dato che i fondi destinati alla produzione cinematografica da parte dello stato sono sempre di meno. Tecnicamente si chiama Product Placement e detta all’ italiana, sottolineandone il lato negativo, è pubblicità occulta, semplicemente può essere chiamata pubblicità trasversale.
Nelle ultime fatiche cinematografiche nostrane sembra che il fenomeno sia in espansione, ma attenzione però all’uso eccessivo, al rischio di girare film commissionati da un marchio o film realizzati solo per collezionare pubblicità, con il risultato di avere il Carosello al cinema.
La legislazione italiana afferma:
Ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, é ammesso il collocamento pianificato di marchi e prodotti nelle scene di un’opera cinematografica «product placement» con le modalità e tecniche previste dal presente decreto.
Importanti sono le limitazioni per evitare i rischi sopra citati :
La presenza di marchi e prodotti é palese, veritiera e corretta, secondo i criteri individuati negli articoli 3, 3-bis e 6 del decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74. Essa deve integrarsi nello sviluppo dell’azione, senza costituire interruzione del contesto narrativo.
Ai fini della riconoscibilita’ delle forme di collocamento pianificato di cui all’art. 1, l’opera cinematografica deve contenere un avviso nei titoli di coda che informi il pubblico della presenza dei marchi e prodotti all’interno del film, con la specifica indicazione delle ditte inserzioniste.
Comunque, già prima della riforma italiana eravamo abituati alla pubblicità di prodotti americani nei film Hollywoodiani. Oltreoceano, infatti, il product placement è diffuso già da molto tempo e sono tanti i casi, più o meno recenti, passati alla storia tra cui: Dr. Pepper di "Forrest Gump", FedEx in "Cast Away", New Beetle di Wolksvagen ed automobili Ford in "Fight Club", il maggiolino di “Austin Power”, le Bmw di “007”, i cellulari motorola di “Mission impossible", o addirittura Tom Cruise in “Minority report” interagisce con i cartelloni della Nexus e della Nokia.
La tecnica sembra anche favorire l'inserzionista, infatti, ancora prima di legalizzarla negli Stati Uniti, ci furono impennate di vendite della cioccolata Reese quando fu usata per attirare “E.T.” nel film di Spielberg, delle tavole per surfisti Bear in "Un mercoledì da leoni", del pettine Ace usato da James Dean in "Gioventù bruciata".
“Viviamo in un mondo di marche e l'intrattenimento deve riflettere questo fatto, altrimenti non sembra reale!". Così recita in America il product placement, daltronde è senza dubbio, ma con la limitazione di un uso corretto ed intelligente, un’opportunità sia per il cinema sia per gli inserzionisti. Per il cinema è, come già detto, nuova fonte di autofinanziamento, per il brand è un’occasione per dare immagine al proprio prodotto senza un’interruzione invasiva come le reclame per la Tv. Inoltre, gli spot tradizionali attraversano una crisi di utilità, perciò questo nuovo formato registra un forte impatto perché l’azienda che utilizza il product placement è percepita come nota e prestigiosa.

Chi ha spostato il mio formaggio? Di Spencer Johnson
Cambiare se stessi in un mondo che cambia in azienda, a casa, nella vita di tutti i giorni

Il libro racconta di una fiaba, alla quale, come scritto nella prefazione di Kenneth Blanchard, è stato attribuito il merito di aver salvato carriere, matrimoni e persino vite umane.
Attualmente sono state vendute più di ventuno milioni di copie negli Stati Uniti. Consiglio di leggerlo, nonostante io non condivida ciò che il libro vorrebbe insegnare.
Di seguito riporto un breve riassunto per chi, non avendo letto il libro, sarebbe incuriosito alla mia critica: I protagonisti sono due topolini Nasofino e Trottolino e due gnomi Ridolino e Tentenna. Nella storia i personaggi sono ambientati in un labirinto in cui trovano un grande deposito di formaggio. I topolini si erano accorti che qualcosa cambiava al formaggio (odore e quantità), mentre i due gnomi felici e contenti si dirigevano ogni giorni, con le stesse modalità nel deposito, sicuri che avrebbero avuto formaggio per tutta la vita. Per loro stupore un giorno non trovarono più niente. I due topolini partirono subito alla ricerca di nuovo formaggio, mentre gli gnomi si disperavano. Ridolino fu quello che ebbe il coraggio per affrontare il cambiamento e si mise a cercare nuovo formaggio scrivendo sui muri cosa imparava. Alla fine è riuscito a trovare un deposito ancora più grande del primo, in cui c’erano anche i due topolini già con la pancia piena. Tentenna invece, è rimasto sempre nello stesso posto con la speranza che ritornasse il suo formaggio.
Tutta la fiaba è una metafora, in particolare il formaggio è la metafora di ciò che vorremmo avere nella vita: un buon lavoro, un rapporto d’amore, soldi, salute, serenità d’animo. Il labirinto è il luogo in cui cerchiamo quello che desideriamo: l’azienda in cui lavoriamo, la famiglia, la comunità in cui viviamo. Francamente questa metafora a me non piace! Ha solo il vantaggio di essere semplice, comprensibile e adattabile a tutte le età, a tutte le differenze di razza, religione e sesso, a tutte le situazioni, ma contiene errori.
Ciò che desideriamo non si trova in un labirinto. Ciò che desideriamo, invece, va cercato lungo un percorso, lungo il sentiero della vita. A volte tortuoso e faticoso, a volte piacevole, in salita o in discesa, a volte lo si percorre velocemente, a volte lentamente. I bivi sono le nostre scelte, quelle che noi crediamo siano giuste, aldilà se corrette o sbagliate. Può capitare di avere troppi bivi, di avere troppe strade da poter intraprendere, due o tre o quattro. Ma saremo noi a decidere dove andare, con chi andare e quali bagagli portare . Il bivio è il cambiamento, a volte decidiamo di imboccare una nuova via, a volte ci viene imposta, che ci piaccia o no, ma non ci si ferma, si va sempre avanti. Lungo il sentiero si incontrano le diverse situazioni e gli ostacoli, si commettono errori, si cambia e si può migliorare. Ci si pone dei traguardi, ma ci si arriva per ripartire, non per fermarsi. Ogni traguardo raggiunto è un obbiettivo conseguito. Ognuno sceglie i propri obiettivi, sceglie dove porli, se vicini o lontani, modesti piuttosto che ambiziosi. Non può essere solo trovare il nuovo formaggio, solo così riduttivo. Il formaggio simbolizza il successo , cercato e poi trovato, ma il successo non arriva all’improvviso, così come improvvisamente Ridolino scova il deposito di formaggio. Il successo si raggiunge traguardo dopo traguardo.
Magari le situazioni, la vita, fossero un labirinto. In un labirinto si può tornare indietro, ricordare il percorso e rifarlo. Nella vita no, si va avanti, talvolta guardandosi alle spalle e avendo il beneficio di imparare dagli errori.
Lungo il percorso sono tante le varianti in gioco, tra le più importanti c’è la fortuna. Alla lunga la fortuna aiuta gli audaci, infatti nel racconto Ridolino è stato audace, ma ha anche avuto fortuna. Anziché trovare un nuovo deposito colmo di formaggio sarebbe anche potuto essere vittima di qualsiasi disgrazia, a questo punto la scelta migliore l’avrebbe fatta Tentenna.
Nella storiella sembra che per forza dobbiamo cercare il grande deposito di formaggio, non ci si può accontentare di quel poco che ci potrebbe bastare senza essere come i due topolini nel deposito con la pancia piena.
Bisogna cambiare se stessi in un mondo che cambia, nel sentiero che cambia, su questo sono d’accordo, ma spesso è sufficiente cambiare se stessi senza svoltare per una nuova via, senza trovare nuovo formaggio.
Forse potrei accettare la metafora, ma non pienamente ( perché non condivido il labirinto), in una situazione aziendale, in una situazione economica e di mercato. Di fatti le testimonianze di cambiamento nel libro sono quasi tutte relative a situazioni aziendali, ma anche in questa situazione riscontro errori.

“… non abbiamo voluto riconoscere i cambiamenti avvenuti nella nostra attività, e adesso è troppo tardi, siamo costretti a chiudere gran parte dei nostri negozi… La nostra catena di piccoli negozi è diventata obsoleta quando in città hanno cominciato ad aprire i battenti gli ipermercati…”
Un’azienda per sopravvivere deve sempre primeggiare, avere il coraggio di cambiare, perché le regole del mercato lo impongono, perché la globalizzazione lo impone, quindi cercare un nuovo formaggio. Però l’azienda cresce e va avanti grazie a scelte fatte da persone, che cercano di raggiungere obbiettivi poco per volta.
“… I nostri Nasofino erano capaci di intuire i cambiamenti del mercato e potevano quindi aiutarci ad aggiornare la nostra visione aziendale…Ai nostri Trottolino invece piaceva l’azione pratica, e quindi li incoraggiamo a prendere iniziative coerenti con le nuove visioni aziendali. Noi ci limitavamo a controllare che non si mettessero a correre in direzioni sbagliate…Dei Tentenna siamo stati costretti a liberarcene.”


I dipendenti non sono un mucchio di topi alla disperata ricerca del nuovo formaggio. Nasofino e Trottolino sono appunto dei topi e sono spinti solo dall’ istinto, non hanno preoccupazioni. L’evoluzione dell’uomo ha portato, per fortuna, a non ragionare solo per istinto.
Quindi, credo sia ingiusto da parte di un’azienda differenziare i dipendenti come i quattro personaggi del racconto, ma credo, invece, sia giusto quando la scelta verte su un gruppo di persone accomunate da conoscenze, competenze, passioni, per generare sapere e fare il bene dell’azienda.
Nelle battute finali l’autore scrive che “la validità dell’opera non consiste tanto nel suo contenuto, ma in come esso viene recepito e applicato alla propria situazione”. Io invece credo che la validità dell’opera è alterata dalla eccessiva presunzione di salvare carriere, matrimoni e persino vite umane. Mischia troppo ciò che è il lavoro con quello che la vita può essere, infatti facendo quasi esclusivamente esempi su situazioni lavorative ha la pretesa far capire come affrontare la vita e i cambiamenti.
Questo è quanto.