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venerdì 30 novembre 2007

Quando fare pubblicità è stato solo l’inizio

Molte volte gli spot sono stati una prima occasione per chi desiderava affacciarsi al mondo dello spettacolo. Questa occasione spesso è stata un vero e proprio trampolino di lancio, l’inizio di una florida carriera.

Tante donne hanno desiderato, l’ allora sconosciuto, Raz Degan dopo averlo visto recitare “sono fatti miei”, nello spot dello Jagermaister. Caro Raz, non ti sia di dispiacere, ma questa volta sono anche fatti nostri. Il bicchierino d’amaro li ha reso dolce la vita. Con parole materialiste diciamo che li ha fatto fare un bel po’ di soldi. In Italia diventò famosissimo ed è stato protagonista nel film Squillo di Carlo Vanzina. Ultimamente torna al cinema in Centochiodi .




Ve la ricordate la giapponesina Kaori del formaggio Philadelphia che sapeva solo dire poco poco? Il suo nome è Kelly Hu e, non credete alla leggenda metropolitana cha la racconta morta perché mangiava poco poco. In Italia è scomparsa, ma trasferitasi a Los Angeles è diventata un’ attrice di successo.





Il gelato Maxibon ha dato il via a due carriere cinematografiche, quella di Cristiana Capotondi e Stefano Accorsi, si proprio lui, il simpaticone che approcciava le ragazze straniere con l’inglese maccheronico “Du gust is megl che uan”.
La giovane Capotondi vanta nel suo curriculum numerose partecipazioni in film per la Tv, ma anche il cinema non è niente male, per citare alcuni titoli: Vacanze di Natale ’95, Chritsmas in Love, Notte Prima degli esami.
Invece Accorsi, prima di fare lo spot, aveva già recitato in Fratelli e Sorelle di Pupi Avati. Ma è stato proprio il gelato al doppio gusto a renderlo più popolare. Ormai la sua filmografia è di tutto rispetto, ecco qualche esempio: Jack Frusiante è uscito dal gruppo, Radiofreccia, L'ultimo bacio. Le ultime fatiche cinematografiche sono per registi francesi.












La lista non è finita. C’è un altro spot in cui possiamo riconoscere due giovani volti di attori ormai affermati. La pubblicità in questione è quella del Bacio Perugina. In effetti, dalla foto dello spot è praticamente impossibile riconoscerlo, ma è Riccardo Rossi.
Chi era l’attrice che in Viaggio di nozze accanto a Carlo Verdone, recitava “lo famo strano” ? Si è lei, Claudia Gerini.
Nello stesso spot aveva solo 15.












“Quanto è bella Megan Ghelle” diceva l’ex caschetto biondo ormai brizzolato, Nino D’angelo in Vacanza di Natale 2000. Sicuramente Megan Galle deve la sua popolarità agli spot della Vodafone. Un altra società telefonica ha portato successo anche alla polacca Kasia Smutniak.

















La prima foto non vi dirà niente, ma la seconda sicuramente si. Il viso e il latoB appartengono a Charlize Theron, diventata, dopo lo spot, una diva di Holliwood.

Iacchetti ha iniziato a farsi strada pubblicizzando un fustino di detersivo, mentre Maria Grazia Cucinotta nella sua prima comparsa in Tv andava cercando il caffè che era finito.

giovedì 22 novembre 2007

Credevamo a un duopolio

Le intercettazioni telefoniche si ribadiscono rivelatrici di questioni sottobanco. Questa volta a finire sul banco sono Rai e Mediaset. Le comunicazioni telefoniche rese pubbliche dal quotidiano La Repubblica rientrano nell’inchiesta del marzo 2004 sul fallimento di HDC-Datamedia.
Credevamo che Rai e Mediaset fossero due aziende separate, credevamo in un duopolio, ma il nuovo scenario sembra essere un’ oligarchia: la comunicazione mediatica in mano a pochi, in mano a chi, come Berlusconi, è infarinato in conflitti d’interessi.
Più semplicemente: intesa segreta. Un’alleanza segreta nel corso della scorsa legislatura quando si sono avute fughe di notizie, scambio di informazioni, soffiate sul palinsesto. Contatti e e colloqui tra i dirigenti e i direttori del Tg5 e del Tg1.

Notizia da Libero: “Il direttore di Rai Uno Del Noce assicura Mediaset che Bruno Vespa citerà Berlusconi ogni volta che sarà opportuno. Carinerie ricambiate dalla tv del Cavaliere, che mette il becco pure nella trasmissione di Sanremo. Dalle intercettazioni, risulta che se le elezioni scontentano qualcuno, si provvede a confezionare servizi ad hoc "riparatori". E la par condicio? Consiste in questo: se Ciampi onora il Papa, subito lo stato maggiore di Rai allerta Berlusconi, che si affretta a fare lo stesso. E la morte diGiovanni Paolo II, nel 2005, fu un vero banco di prova per la Rai, secondo quanto rivelano le intercettazioni telefoniche eseguite dalla Guardia di Finanza.
Mentre Wojtyla peggiorava, i responsabili del palinsesto Rai cambiavano la programmazione: cosa della quale fu subito avvertita Mediaset. Riferisce la GdF che una donna contattò la Bergamini il 2 aprile: «Le due si lamentano di una persona alla quale non riescono a spiegare che bisogna dare un senso di normalità alla gente al di là della morte del papa per evitare forte astensionismo alle elezioni. Il telefono della chiamante è intestato alla Rai». Alle dieci dello stesso giorno, quando il Papa è morto, la Bergamini (ex assistente di Berlusconi, ex dirigente Rai) «dice che Cattaneo ha chiesto di condividere i loro pareri con quelli di Vespa al quale avrebbero chiesto di non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali». «Il d. g. (Flavio Cattaneo, ndr) - si legge ancora nel rapporto - vuole che nella rappresentazione dei risultati elettorali si faccia più confusione possibile per camuffare la loro portata». E in quelle circostanze, avviene ovviamente un fitto scambio di chiamate tra Rai e Mediaset.


Siamo alle solite, il solito magna magna!

domenica 18 novembre 2007

La télévision dans votre poche

A conferma dell’espansione della Tv-mobile, di cui ne abbiamo già parlato, c’è la notizia che il Governo francese, avvalendosi del Consiglio Superiore degli Audiovisivi, ha lanciato la gara d’ appalto per l’attribuzione di tredici nuovi canali che, si sommeranno ai tre già esistenti.
Le aziende, vincitrici e idonee all’ incarico, dovranno garantire una copertura minima del 30% della popolazione per i primi tre anni seguenti al lancio e del 60% per i successivi sei.

venerdì 16 novembre 2007

Bomba ad orologeria

In merito ai fatti accaduti domenica 11 novembre dopo la morte del tifoso Gabriele Sandri, c’è chi sosteneva che le partite non si dovevano disputare e chi affermava che è stato giusto giocare ove possibile, perché ha ritenuto la morte del ragazzo estranea al calcio, definendola crudele fatalità.
Ma ciò che colpisce di più degli episodi di guerriglia avvenuti dentro e fuori gli stadi, aldilà di varie opinioni, è l ‘esplosione dell’odio verso la polizia da parte degli ultras, sentimento covato e accresciuto maggiormente,secondo me, dopo il tentativo di reprimere la violenza in seguito alla morte dell’ispettore Raciti.
Ho seguito personalmente, lo scorso 28 aprile, un corteo organizzato ad Ancona dagli ultras, per manifestare il disaccordo contro la legge Amato che,tra le altre cose, vieta loro di portare in curva, senza preavviso e certificazioni, bandiere e striscioni. Lo slogan che li accompagnava era “Non si chiede il permesso per essere liberi”(foto). Giusto, giustissimo, ma essere liberi non giustifica la violenza. Non capivo i corri contro poliziotti e carabinieri. Ora sono certo che era odio. Gli ultras aspettavano solo l’occasione giusta per scagliarsi contro le forze dell’ordine. Una bomba pronta ad esplodere.
Naturalmente gli ultras violenti sono una piccola frangia, ma purtroppo sono sufficienti a creare un male sociale. In uno stadio di serie A mi è capitato di osservare un bambino che si divertiva a guardare la partita decorando il suo tifo con espressioni molto colorite e con il gesto del dito medio. Il tutto sotto gli occhi dei genitori che non si sono per niente risentiti. Naturalmente questo non è il più grosso dei mali, ma mi fa riflettere perché è sintomo di non educazione verso lo sport.
Una buona iniziativa sembra essere quella del presidente dell’Atalanta che si impegnerà a riempire la curva di ragazzini non facendo pagare il biglietto ai minorenni.
Per risanare il calcio ed eliminare la violenza sarà positiva qualsiasi decisione presa dalle società calcistiche o qualsiasi legge del governo purché, le curve non siano lasciate vuote.


Nuova” linea editoriale “ per Canalezero
Comunicare e offrire informazione

Canalezero è un web log nato per raccontare la storia della televisione italiana e descriverne gli aspetti, senza disdegnare qualche commento sulla qualità dei palinsesti. L’idea di aggiungere link alle web-tv mi ha dato lo spunto ad inventare un termine per definire Canalezero, ricercato e trovato in “Blog-Canale” . Tale definizione rispecchia benissimo questo web log, in quanto, le parole blog e canale, convergono in un unico termine, proprio come quando due mezzi di comunicazione, in questo caso web log e televisione (attraverso l’ausilio della rete), si intrecciano e creano convergenza multimediale.
Quindi Televisione e Convergenza multimediale sono stati, fino ad ora, la veste di Canalezero . Ora è un vestito che sta troppo stretto, il blog vuole comunicare di più offrendo tematiche di attualità e società , riprendendo ciò che viene raccontato dai mass media, cercando di leggerne, qualora ce ne fossero, nuovi aspetti. Perciò, quando sentirò l’esigenza, i post tratteranno argomenti che visiteranno politica, sport, scienza, storia e quant’altro attirerà la mia curiosità di conoscere, il bisogno di capire, la capacità di valutare e poi, il piacere di comunicare e offrire informazione.

giovedì 15 novembre 2007

Un settore da 20 miliardi
La Tv-mobile

Entro cinque anni la televisione italiana analogica sarà spenta, avverrà il così detto switchoff. In Europa, la Gran Bretagna ha già compiuto questo passaggio, mentre Svezia e Finlandia contano di riuscirci entro il 2008. La Germania aveva posto il suo termine per il 2010, ma sembra che siano in anticipo di due anni.
In Italia i tempi così lunghi sono causati dagli alti costi di produzione di contenuti digitali e, dagli introiti provenienti quasi esclusivamente dalla pubblicità. La Pubblicità potrà essere allettata da nuovi scenari che porranno il pubblico televisivo come parte attiva durante la visione degli spot, poiché il telespettatore potra decidere di approfondire le informazioni sul prodotto conosciuto attraverso la reclaime e scegliere, qualora lo desiderasse, di acquistare, semplicemente usando il telecomando. Per quanto riguarda la produzione di contenuti digitalia, un settore che varrà 20 miliardi di euro entro il 2011 fa venire l’acquolina in bocca ai produttori di tali contenuti, soprattutto per chi valuta una strada alternativa a quella basata sulla vendita di sevizi premium, mi riferisco alla Tv-mobile. E’ un settore che avrà un forte sviluppo, agevolato dalla decisione di avere un unico formato di trasmissione in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea. Il formato in questione è il DVB-H (digidal video broadcasting for handheld), versione per dispositivi portatitili del DVB-T, cioè il digitale terrestre.
Quindi la Tv-mobile sembra portare nuovi stimoli verso lo switchoff.